Tarox B360-10 gold Pinza

Tarox: intervistiamo Renato Cappucci

25/07/2013
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Appena si entra alla Tarox si percepisce un’aria pregna di passione e di inventiva che caratterizza noi Italiani e parlando con Renato Cappucci, Managing Director della filiale Inglese della Tarox, tutto viene confermato da numeri e fatti. Ma andiamo con ordine.

L’avventura della Tarox inizia nel 1976 dalla genialità del suo fondatore Gianni Taroni, uomo con i motori nel sangue e con una grande empatia con la meccanica. Dopo soli 4 anni, grazie a un’intuizione tecnica, entra nel mondo della Formula 1, realizzando un pistoncino anti calore, definito “Tarox” appunto, che presto verrà utilizzato da quasi tutte le squadre per la sua efficienza ed efficacia.

Al Gp del Belgio, a Zolder, una pista molto severa per gli impianti frenanti, Didier Pironi decide di montare sulla sua Ligier gli speciali pistoncini anticalore e va a vincere. Accade così che le principali squadre della F.1 di allora (Alfa Romeo, Lotus, March, McLaren, Renault e Williams) adottano i pistoncini anti calore Tarox. Nel 1982 la vittoria al mondiale con il team Williams.

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Da allora la Tarox ha continuato a realizzare impianti frenanti sempre più performanti ed innovativi. Oggi l’azienda è composta da 15 addetti che realizzano con passione impianti frenanti, dischi e pinze, principalmente per l’after market e per le competizioni ma anche come primo impianto.

L’attenzione per la qualità e la precisione è un elemento fondamentale del successo e dei prodotti della Tarox; qualità certificata ISO9000 e KBA fin dal 2004. Un esempio su tutti: i dischi vengono rettificati uno per uno dopo la lavorazione per garantire la miglior superficie frenante possibile.

Non solo qualità ma anche innovazione. Alla Tarox impiegano molte risorse per provare soluzioni sempre nuove per migliorare le capacità frenanti delle vetture. Inoltre le dimensioni “ridotte” unite ad ampie capacità tecniche e ai macchinari a disposizione dell’azienda permettono la realizzazione in tempi brevissimi di prototipi e di soluzioni ad hoc su richiesta del cliente. L’ultima richiesta è del costruttore Olandese Donkervoort che necessitava di freni altamente performanti ma dai pesi contenuti, che riuscissero ad ottenere la stessa modularità dei freni servoassistiti, ma senza adottare il servo freno. Dalle parole lusinghiere della rivista EVO (“grande modulabilità, incredibile potenza frenante e una impressionante resistenza al fading”) direi che il risultato è stato raggiunto appieno.

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Non pensate però che la Tarox faccia solo impianti per auto supersportive, alla Tarox realizzano impianti aftermarket per un grandissimo numero di vetture anche d’epoca, che possono sostituire perfettamente quelli della casa (magari divenuti introvabili) e un suggerimento, fatevi consigliare da loro su quale impianto frenante acquistare ;).

La Tarox è un ottimo esempio di eccellenza italiana, apprezzata all’estero e rispettata dalla concorrenza con cui compete a colpi di innovazione tecnica e creatività. Certo, la situazione disastrosa del tuning in italia – ostacolato una legislazione antiquata e farraginosa – non aiuta, ma nella filosofia dell’azienda di Osnago piangersi addosso è rigorosamente vietato: “non serve a niente lamentarsi di fattori esterni che non dipendono dalla nostra volontà – conclude Cappucci – guardare avanti è il solo modo di progredire: la fortuna aiuta gli audaci e …chi ha voglia di lavorare”.


Paolo Morandi

Da sempre amante di motori e web. Le quattro ruote le preferisco classiche piccole, veloci e possibilmente inglesi.


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